Quasi 1 miliardo di persone in più in povertà estrema entro il 2030 se il mondo non agisce subito.

Secondo nuove stime, quasi 1 miliardo di persone in più si troveranno in condizioni di estrema povertà se i leader del mondo non prenderanno decisioni chiave su povertà, disuguaglianza e cambiamenti climatici. Decisioni che dovrebbero essere assunte nei due cruciali summit di New York e Parigi alla fine di questo anno, mentre miliardi di bambini e adulti continuano a fare i conti con una vita di stenti e difficoltà.

E’ l’allarme sollevato in tutto il mondo da più di 1.000 organizzazioni – fra cui Save the Children, l’Organizzazione che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti, e GCAP- Global Call to Action against Poverty, la Coalizione Contro la Povertà – con il lancio oggi della nuova campagna action/2015 che chiede con forza ai leader mondiali di mettere in atto azioni concrete per arrestare i cambiamenti climatici prodotti dall’azione umana, sradicare la povertà e rimuovere le disuguaglianze.

Secondo le stime della coalizione action/2015, anche facendo delle previsioni abbastanza conservative, il numero di persone in povertà estrema, cioè che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno, potrebbe ridursi sensibilmente passando da oltre 1 miliardo a 360 milioni entro il 2030: sulla base dei calcoli effettuati dall’università di Denver, nel 2030 circa il 4% della popolazione globale vivrebbe in povertà estrema (a fronte del 17% attuale) se quest’anno verranno prese decisioni chiave su disuguaglianze, lotta alla povertà e cambiamenti climatici, con una loro implementazione nei prossimi anni. Altre ricerche, che considerano un numero maggiore di variabili, dimostrano che lo sradicamento della povertà estrema – obiettivo chiave della campagna – è raggiungibile per la prima volta nella storia. Tuttavia se i leader non si impegneranno con slancio e al massimo per un ambizioso accordo allo Special Summit ONU sullo Sviluppo Sostenibile di settembre a New York e ai colloqui ONU sul Clima a Parigi in dicembre, e indietreggeranno nei loro sforzi, il numero di persone che vivono in povertà estrema potrebbe crescere di 1,2 miliardi entro il 2030. Questo incremento sarebbe il primo, dal 1993, nell’arco di una generazione e vedrebbe quasi 1 miliardo di persone in più in condizioni di povertà (886 milioni) rispetto a quante sarebbero se venissero intraprese azioni specifiche e tempestive (360 milioni). In base a questo scenario, 1 persona su 3 nel mondo vivrebbe sotto la soglia di 2 dollari al giorno. Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace che ha messo la sua vita in gioco per il diritto all’educazione, dichiara: “Le persone nel mondo vogliono che finisca l’ingiustizia, la povertà e l’analfabetismo. Il nostro mondo è interconnesso e i giovani sono pronti e attivi come mai finora, per vedere reali cambiamenti realizzarsi. Tutti insieme stiamo chiedendo ai nostri governanti di mettere in atto azioni concerete nel 2015 e ciascuno può fare la sua parte. Io continuerò a lavorare instancabilmente per spingere i leader ad afferrare questa opportunità per garantire istruzione primaria e secondaria gratuita e di qualità ad ogni bambino. Questo è il mio obiettivo e spero che la mia voce si senta come se fosse la voce di milioni di bambini che vogliono andare a scuola”. Insieme a Malala, altri personaggi noti e di alto profilo – dalla regina Rania di Giordania a Desmond Tutu, Muhammad Yunus, Jody Williams, da Bono, Anne Lennox, Sting, a Ben Affleck, Matt Demon, Mia Farrow, da Bill e Melinda Gates, a Mo Ibrahim – appoggiano la coalizione, composta da più di mille organizzazioni in oltre 120 paesi del mondo. La campagna chiede con forza ai leader mondiali di approvare un piano per sradicare la povertà, prevenire pericolosi cambiamenti climatici e combattere la disuguaglianza nel corso dei due summit in programma: lo Special Summit sullo Sviluppo Sostenibile a settembre e la COP 21 ONU sul Clima a Parigi in dicembre che dovrebbe varare il nuovo accordo globale. action/2015, annunciata da Malala quando le è stato consegnato il Premio Nobel per la Pace, è una delle più grandi campagne lanciate finora, che mette insieme ambiente, diritti umani, organizzazioni per lo sviluppo e network di ispirazione religiosa. Da nomi familiari come Amnesty International e Save the Children a organizzazioni della società civile che lavorano con le comunità locali, il movimento punta a far sì che gli accordi del 2015 siano influenzati dalle persone. Parlando per action/2015, Amitabh Behar, attivista indiano contro la povertà dichiara: “Se falliamo in questo, potremmo vedere il numero di persone in povertà crescere per la prima volta nell’arco della nostra generazione. Ma se agiamo bene, contrastando povertà, disuguaglianza e cambiamenti climatici, avremmo la possibilità di sradicare la povertà estrema nell’arco di una generazione. Con due summit di questa importanza a pochi mesi l’uno dall’altro, il 2015 potrebbe essere uno degli anni più importanti per il nostro pianeta dalla fine della seconda Guerra mondiale, ma solo se non perdiamo quest’occasione”. Contestualmente al lancio della campagna, si stanno già tenendo attività ed iniziative in più di 50 paesi nel mondo: dal Libano e Liberia, a Norvegia, Sud Africa e Sri Lanka. Molti di queste sono guidate da giovani anche di soli 15 anni, in aree del mondo che sono tra le più direttamente interessate dagli accordi:

  • in Bolivia tre cortei congiunti a Laz Paz vedranno insieme grandi e piccoli, ciascuno di essi dedicato ad una delle tre questioni chiave della campagna: cambiamenti climatici, diseguaglianze e povertà.
  • In Costa Rica dei giovani saliranno sulle loro biciclette e parteciperanno a un corteo di ciclisti per portare i loro messaggi e slogan ai leader del loro paese.
  • In India ragazzi e ragazze stanno incontrando i leader di 15 Stati e più di 150 distretti per portare il loro messaggio di speranza.
  • A New York il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon incontrerà un gruppo di quindicenni per spiegare perché ci sia bisogno di un’azione globale nel 2015.
  • In Nigeria degli adolescenti illustreranno ciò che si attendono per il futuro al Ministro delle Finanze Ngozi Okonjo-Iweala durante un grande concerto.
  • In Norvegia, una delegazione di campaigners di 15 anni incontrerà il Primo Ministro Erna Solberg per esortarla ad avere un ruolo di primo piano nei due summit e ad assicurare un futuro migliore e sicuro per le persone e il pianeta nel 2015.
  • In Tanzania, dei quindicenni incontreranno il Vicepresidente Mohamed Gharib Bilal per parlare delle loro aspirazioni per il futuro e delle azioni che si attendono dai leader politici nel 2015.
  • In Uganda un gruppo di giovani chiederà al Parlamento di ascoltare le loro richieste nel momento in cui consegneranno una petizione firmata da più di 10 mila ragazzi e ragazze.

In Gran Bretagna alcuni giovani attivisti incontreranno il Primo Ministro David Cameron e Ed Miliband, il leader dell’opposizione, per esortarli a sfruttare la straordinaria opportunità dei 2 summit nel 2015. Spiegando il perché della sua partecipazione alla campagna, Maryam, un’attivista dei diritti umani della Nigeria che sta per compiere 15 anni, dice:

“Nel 2030 sarò adulta e potrei avere dei miei bambini. La mia generazione potrebbe non essere quella che prende decisioni oggi ma sarà quella che farà in modo che i nostri leader si assumano pienamente la responsabilità delle azioni che decideranno quest’anno. Io e migliaia di miei coetanei stiamo chiedendo loro di prendere le decisioni giuste, perché il nostro futuro è al palo. Noi chiediamo che essi prendano decisioni dettate dai bisogni delle future generazioni e non dagli interessi di breve termine della politica”.

Debora Souza, una campaigner brasiliana di action/2015 dice:

“Il mondo ha sperimentato e utilizzato strategie che hanno portato fuori dalla povertà, con successo, milioni di persone e la transizione globale dai carburanti inquinanti responsabili dei cambiamenti climatici al 100% di energie rinnovabili è in corso. Ora dipende dai governi accelerare questo processo positivo e fare del 2015 l’anno che porterà il mondo più vicino a un futuro più sicuro e prospero per tutti”.

Action/2015 chiede all’opinione pubblica di unirsi alla campagna per far sì che i leader mondiali si impegnino per un mondo migliore. Nel corso del 2015 la campagna offrirà occasioni e modi, ovunque nel mondo, affinché ciascuno possa influenzare i risultati di questo dibattito globale che potrebbe portare a:

  • mettere fine alla povertà in tutte le sue forme;
  • assicurare i diritti fondamentali, combattendo la disuguaglianza e la discriminazione;
  • una più veloce transizione al 100% di energie rinnovabili;
  • un mondo in cui ognuno possa partecipare e i leader siano tenuti a dare conto delle loro decisioni e azioni.

Note. La cifra di quasi 1 milione di persone a rischio di trovarsi in grave povertà è calcolata sulla base del migliore e peggiore scenario determinato dalle varie azioni che potrebbero essere intraprese e riguardanti l’ineguaglianza, la crescita, l’aiuto e l’investimento sociale. Queste variabili vengono computate nel modello International Futures messo a punto presso il Frederick S. Pardee Center per International Futures dell’Università di Denver. Nella migliore delle ipotesi il numero di persone che vivono in povertà potrebbe ridursi a 360 milioni (pari al 4%) entro il 2030. Nello scenario peggiore il numero di persone in povertà potrebbe crescere fino a 1,2 miliardi di persone, con una differenza in più di 886 milioni di persone.

Altri esempi di attività nazionali:

  • Nel mondo si terranno cortei e marce che lanceranno appelli all’azione in paesi quali Liberia, Mauritius, Nigeria, Indonesia, Uganda, Belgio, El Salvador, Costa Rica e molti altri ancora.
  • Bangladesh: un corteo di più di 1000 ciclisti porterà il messaggio della campagna al Parlamento del Bangladesh poco prima di una catena umana di giovani che chiederanno di trasformare le loro aspettative in azioni concrete nel 2015.
  • Libano: una catena umana di adolescenti si snoderà nel centro di Beirut.
  • Sudafrica: a Soweto, dei quindicenni si riuniranno per chiedere ai loro governanti di passare all’azione. Con l’aiuto di alcuni testimonial, in diretta televisiva, faranno sentire la loro voce su ciò che si aspettano dal futuro.

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Agenda 2030