Oggi circa 800 milioni di persone nel mondo la sera vanno a dormire affamate; fra loro i più colpiti sono donne, bambine e bambini. Per mettere fine alla fame e alla malnutrizione in tutte le sue forme entro il 2030, come richiesto anche negli Obiettivi di sviluppo sostenibile (obiettivo n° 2), i Paesi del G7 devono unire le forze per sviluppare una strategia efficace e un piano d’azione concreto che vada a colpire le cause strutturali dell’insicurezza alimentare, della fame e della malnutrizione. La fame è il risultato dell’ingiustizia, non della scarsità, ed è una violazione del diritto al cibo, un diritto umano internazionalmente riconosciuto.

Non esiste una soluzione univoca e globale per risolvere la crisi alimentare che continua ad affliggere l’umanità. Ciò che è urgente e necessario è un cambio di paradigma: bisogna promuovere la sovranità alimentare ovvero “il diritto dei popoli, delle comunità e dei paesi di definire le proprie politiche agricole, del lavoro, della pesca, del cibo e della terra che siano appropriate sul piano ecologico, sociale, economico e culturale alla loro realtà unica. Esso comprende il vero diritto al cibo e a produrre cibo, il che significa che tutti hanno il diritto a un cibo sano, nutriente e culturalmente appropriato, alle risorse per produrlo e alla capacità di mantenere se stessi e le loro società”. Bisogna cioè riconoscere alle persone il diritto a determinare i propri sistemi agricoli e alimentari, rispettando e tutelando il ruolo della produzione sostenibile locale e dei mercati territoriali.

La transizione dei sistemi agroalimentari necessita uno sforzo politico nella direzione del sostengo a modelli di produzione agroecologici, ad alta intensità di lavoro e orientati all’affermazione del diritto al cibo e alla riduzione della povertà. Un cambiamento possibile solo se siamo in grado di democratizzare i sistemi alimentari favorendo la partecipazione effettiva di tutti i suoi attori alla definizione delle regole, delle politiche e alla diffusione di modelli alternativi e sostenibili.

Alla luce di queste considerazioni, la Coalizione Italiana contro la Povertà chiede ai leader del G7 di:

  • Aumentare gli aiuti pubblici allo sviluppo nel settore della sicurezza alimentare a sostegno di un’agricoltura di piccola scala e femminile: il piano d’azione dei Paesi del G7 dovrebbe includere un impegno finanziario coerente con l’obiettivo di mettere fine alla fame nel mondo entro il 2030. Ogni programma di finanziamento dovrebbe inoltre essere formulato favorendo la partecipazione diretta dei popoli e delle comunità.
  • Nel contesto della finanza per il clima, aumentare gli investimenti a supporto di quei progetti che permettono di migliorare l’adattamento e la resilienza dei sistemi locali del cibo alle conseguenze dei cambiamenti climatici.
  • Favorire l’accesso e il controllo sulle risorse naturali (acqua, terra, sementi) così come sui servizi di supporto all’agricoltura da parte dei gruppi più colpiti dalla fame, in particolare agricoltori di piccola scala, donne e allevatori.
  • Supportare pratiche agricole sostenibili (agroecologiche) e una gestione ecologica dei parassiti. Gli approcci agroecologici rappresentano la maniera più efficace di adattamento al cambiamento climatico ed è dimostrato che migliorano i raccolti, il sostentamento e l’ambiente degli agricoltori di piccola scala. Pratiche di coltivazione agroecologica permettono agli agricoltori di contrastare i parassiti e le erbe infestanti senza l’utilizzo di costosi pesticidi chimici che possono danneggiare i suoli, le acque, gli ecosistemi e nuocere alla salute degli agricoltori stessi o dei consumatori. Garantire agli agricoltori l’accesso alle varietà locali di sementi è oltremodo importante per assicurarsi che possano adattarsi a una serie di imprevisti climatici, come le alluvioni, gli acquazzoni o l’innalzamento del livello dei mari.
  • Supportare i mercati territoriali – locali, regionali e nazionali – come strumento principale per lo sviluppo economico degli agricoltori di piccola scala e delle economie rurali.
  • Regolamentare il coinvolgimento del settore privato negli investimenti agricoli: le proposte politiche della Nuova Alleanza per la Sicurezza Alimentare e Nutrizionale comportano enormi rischi per i più vulnerabili mentre i benefici degli investimenti sembrano essere a favore dei privilegiati e più potenti. La Nuova Alleanza, nella sua attuale conformazione, dovrebbe essere radicalmente riformata: la sua visione della sicurezza alimentare basata sul mercato (invece che strettamente connessa ai diritti umani e al diritto al cibo) suscita grande preoccupazione perché potrebbe rallentare i progressi della lotta contro la fame.
  • Dichiarare tolleranza zero all’accaparramento delle terre (land grabbing), supportando la piena implementazione delle linee guida e decisioni politiche definite a livello internazionale dal Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS).
  • Rispettare il ruolo e le raccomandazioni del CFS, che ha la mission di migliorare il coordinamento e la governance del sistema globale del cibo grazie in particolare alla rappresentanza prioritaria accordata ai paesi più colpiti dall’insicurezza alimentare.

Photo credits: Kate Holt/Africa Practice