Alla luce del nuovo quadro globale stabilito dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ci si aspetta che il Summit di Taormina rinnovi l’impegno dei Paesi del G7 per lo sviluppo: le politiche nei diversi ambiti promosse da questi Stati hanno un impatto globale su molti temi, come quello delle migrazioni, dell’inclusione sociale, della disuguaglianza, della pace e del conflitto. Si tratta inoltre dei Paesi donatori più importanti.

L’attualità ci dimostra che il nostro sistema economico è malato. Tutti i giorni ne vediamo gli effetti sulle persone – la disuguaglianza all’interno dei singoli paesi, ovunque nel mondo, e tra i paesi stessi sta crescendo – e sul pianeta, che si trova sull’orlo di una crisi climatica globale. In entrambi i casi mancano politiche efficaci ed un impegno realmente incisivo da parte dei governi del G7. È invece necessaria un’azione urgente e coraggiosa che faccia fronte a queste disuguaglianze, con l’obiettivo di ridurre la povertà, costruire una comunità globale di pace e preservare il nostro pianeta per l’umanità di oggi e per le generazioni future.

La complessità delle sfide moderne è evidente e i leader del G7 devono dimostrarsi all’altezza del ruolo che ricoprono e attivare politiche di lungo periodo che non lascino indietro nessuno. In questo senso, la Presidenza italiana del prossimo G7 ha l’opportunità di riaffermare che la cooperazione allo sviluppo non dovrebbe essere dettata dagli interessi di breve periodo dei paesi donatori, ma dovrebbe piuttosto mettere al centro partnership eque con i paesi partner e le organizzazioni della società civile.

Alla luce di queste considerazioni, la Coalizione Italiana contro la Povertà chiede ai leader del G7 di:

  • Mettere fine alle profonde disuguaglianze tra ricchi e poveri. Oggi 7 cittadini su 10 nel mondo vivono in un Paese in cui la disuguaglianza economica è sensibilmente aumentata negli ultimi 30 anni.
  • Implementare i quadri comuni per l’efficacia degli aiuti e la coerenza delle politiche, promuovendo così l’armonizzazione delle politiche e una migliore integrazione dei paesi partner nei processi di programmazione e assegnazione delle risorse finanziarie.
  • Ribadire l’impegno di destinare lo 0,7% del proprio PIL all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS).
  • Non strumentalizzare l’APS per altri scopi, come la copertura dei costi associati al supporto dei rifugiati: l’obiettivo ufficiale dell’APS deve rimanere quello di finanziare iniziative volte alla riduzione della povertà e alla promozione dello sviluppo sostenibile nei paesi partner.
  • Impegnarsi concretamente per riformare l’attuale sistema fiscale globale con l’obiettivo di: porre fine all’aggressiva corsa al ribasso tra i Paesi in materia fiscale, contrastare i flussi finanziari illeciti, combattere pratiche di elusione ed evasione fiscale internazionale e promuovere la trasparenza fiscale.
  • Incoraggiare la governance globale per assicurare ai paesi partner un ruolo e una presenza internazionale di maggior rilievo.

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