Oggi sono più di 65 milioni le persone costrette a fuggire da violenze, guerre, persecuzioni e povertà; tante altre hanno lasciato i propri paesi di origine a causa di disastri ambientali. Sono persone comuni – uomini e donne, bambine e bambini – la cui vita è stata distrutta da circostanze che sfuggivano al loro controllo. Hanno perso le loro case, i loro lavori e i loro cari.

Sono tante le ragioni che fanno muovere l’umanità: la povertà, la violenza e il cambiamento climatico; ma anche il desiderio di trovare nuove opportunità (sociali, politiche, educative, lavorative…) per migliorare le proprie condizioni di vita. Per questo è necessario considerare tutte le condizioni alla base delle migrazioni e aiutare le persone a spostarsi in maniera sicura, legale e dignitosa. Se gestiti bene, i flussi migratori possono creare occasioni di sviluppo e benessere per tutti, nei paesi di provenienza così come nostri paesi di destinazione, perché moltiplicano la conoscenza e le risorse economiche e sociali.

Le organizzazioni della società civile esprimono preoccupazione per i recenti sviluppi della politica estera condotta dall’UE, che punta a rafforzare il controllo del fenomeno migratorio alle frontiere stringendo accordi anche con paesi non-democratici. La migrazione non è una minaccia da bloccare: il movimento di migranti e rifugiati è un fenomeno complesso, una sfida globale che richiede una risposta globale. Per questo, la Coalizione Italiana contro la Povertà chiede con forza ai leader del G7 di realizzare una strategia di lungo periodo che sia orientata a risolvere alla radice la crisi della migrazione e a proteggere i diritti di tutti i migranti, assicurando ai più vulnerabili canali di attraversamento sicuri e regolari e un’adeguata assistenza umanitaria.

In particolare, GCAP Italia chiede di:

  • Destinare i fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) all’assistenza tecnica e finanziaria nei paesi di origine e di transito dei migranti, per sradicare la povertà, vincere le disuguaglianze e costruire reali opportunità di lavoro dignitoso. L’APS dovrebbe anche sostenere la gestione della mobilità interna e regionale come opportunità di sviluppo. Alla luce di ciò, è preoccupante che una parte dei fondi destinati all’APS venga usata dai paesi donatori per rafforzare gli apparati di sicurezza e di difesa alle frontiere o per coprire i costi non per l’aiuto umanitario ma per l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati. Queste risorse dovrebbero essere correttamente reperite nei capitoli di bilancio dei ministeri dell’interno o del welfare dei paesi donatori.
  • Promuovere un’immagine positiva della mobilità e dei migranti, attori protagonisti del co-sviluppo. Migrazioni sicure, regolari e ben gestite hanno effetti positivi per lo sviluppo in entrambi i paesi di destinazione e di provenienza. Le politiche dovrebbero quindi supportare la mobilità umana e con essa lo scambio e la messa in rete di conoscenze, capacità e risorse tra tutti gli attori coinvolti nel processo lungo tutta la rotta migratoria: le reti migratorie, le diaspore, le ONG e le associazioni della società civile, i governi locali e i paesi di destinazione.
  • Aprire canali di immigrazione sicura e regolare e offrire la protezione umanitaria internazionale ai rifugiati e richiedenti asilo, per salvare e proteggere chi vive una situazione di pericolo nei paesi di provenienza e di transito e per combattere il traffico di esseri umani.
  • Stipulare accordi con i paesi di origine e di transito per supportare la creazione di lavoro, arginando così il fenomeno della fuga dei cervelli e, allo stesso tempo, semplificare l’inserimento lavorativo nei paesi di arrivo di personale non qualificato.
  • Garantire sistemi adeguati e chiari di protezione e accoglienza a ogni migrante che arrivi, senza discriminazione di nazionalità, status, religione, cultura di provenienza, con specifica attenzione alle categorie più vulnerabili incluse le persone straniere di minore età non accompagnate e in condizioni di particolare vulnerabilità.
  • Garantire l’accesso a procedure eque e efficienti per la richiesta di protezione internazionale nei paesi di accoglienza, nel pieno rispetto delle convenzioni e standard internazionali per la tutela dei diritti umani, inclusa la Convenzione di Ginevra, senza discriminazioni di nazionalità, status, religione, cultura di provenienza.
  • Facilitare l’integrazione dei migranti nei paesi di accoglienza nel rispetto dei diritti umani, dei valori costituzionali, dei diritti civili e del principio di responsabilità. Si chiede, nello specifico, di: assicurare equo accesso a servizi essenziali di qualità, adottare un approccio di genere, garantire adeguate condizioni di lavoro e di studio e il riconoscimento delle rispettive qualifiche, promuovere l’inclusione finanziaria.
  • Aumentare a livello di comunità internazionale gli sforzi nella prevenzione dei conflitti e nelle iniziative di peacebuilding post-conflitto in particolare in quei paesi da cui le persone sono obbligate a fuggire a causa della violazione dei diritti umani fondamentali.
  • Adottare un approccio di genere nell’elaborazione delle politiche relative ai migranti, ai rifugiati e ai richiedenti asilo.

Photo credits: Oxfam East Africa