Nel maggio del 2022 si terrà Il Forum internazionale per la revisione del Global Compact sulle Migrazioni (GCM): International Migration Review Forum 2022 | United Nations Network on Migration. Tutti gli Stati sono ora impegnati nella consegna delle loro relazioni su come hanno applicato il Global Compact firmato nel 2018. Le organizzazioni della società civile sono anch’esse chiamate a partecipare agli incontri di preparazione e al Forum portando le loro analisi e raccomandazioni di miglioramento del GCM. In questo percorso il Civil Society Action Committee che raccoglie le principali reti internazionali della società civile ha presentato un documento di posizionamento in merito alla revisione, scaricabile qui .

Nel quadro del progetto Volti delle Migrazioni, FOCSIV con GCAP Italia ne ha curato la traduzione e sintesi qui sotto, rimandando al documento originale per la lettura delle azioni proposte per ognuna delle 12 priorità.

12 MODI CHIAVE PER GLI STATI DI TORNARE IN CARREGGIATA

Il primo International Migration Review Forum (IMRF), che avrà luogo nel maggio 2022, sarà di cruciale importanza per affrontare e rivedere come gli Stati e le società stanno rispondendo alla migrazione internazionale, in quanto esamina l’attuazione o meno a livello nazionale e transnazionale del Global Compact per le Migrazioni (GCM). Basandosi su anni di lavoro degli Stati, della società civile e di altri attori del Global Forum on Migration and Development (GFMD), e adottato da oltre 150 Stati membri delle Nazioni Unite nel 2018, il GCM è uno strumento di attuazione diretta dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (gli SDGs), adottata all’unanimità da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015.

Molte delle sfide che il GCM è stato progettato ad affrontare, sono state aggravate dalla pandemia COVID-19, spesso esacerbando le vulnerabilità istituzionalizzate e persistenti affrontate dai migranti e dalle comunità. Allo stesso tempo assistiamo a sviluppi sul campo e in tutto il mondo, che vanno contro lo spirito e la lettera del GCM. Ecco perché la società civile globale chiede urgentemente ai governi e a tutti gli attori della migrazione globale di accelerare l’attuazione del GCM secondo i suoi principi guida, e a comunicare e cooperare apertamente in questo prossimo IMRF.

Le urgenze e le lezioni della pandemia fanno si che l’IMRF debba esaminare una serie di risposte che Stati, città, società civile, settore privato e altri attori hanno attuato e avviato durante questa crisi mondiale. Alcune di queste risposte hanno fornito soluzioni coerenti con gli impegni che gli Stati hanno adottato nel GCM. Molte delle soluzioni hanno dimostrato che l’inclusione dei migranti è una cosa pratica oltre che giusta. Ma purtroppo, molte altre risposte sono andate nella direzione opposta, gli Stati hanno usato la pandemia per giustificare la violazione o l’ignoranza dei diritti umani e del lavoro.

Ora è il momento di iniziative politiche coerenti, in particolare per quanto riguarda il GCM, che adottino un approccio olistico alla migrazione regolare, con un’enfasi sulla regolarizzazione e su percorsi regolari che si allontanino dalla temporaneità, verso opzioni migratorie a lungo termine basate sui diritti per persone in diverse situazioni e con diverse aspirazioni. Queste dovrebbero andare di pari passo con risposte umanitarie più solide e prevedibili per coloro che hanno bisogno di protezione, indipendentemente dal loro status giuridico o status amministrativo.

Adottando un approccio basato sulle soluzioni, i rappresentanti della società civile globale hanno congiuntamente identificato le priorità elencate qui sotto, verso l’IMRF e l’ulteriore attuazione del GCM. Al fine di affrontarle pienamente, ricordiamo agli Stati il nostro forte impegno a impegnarsi collettivamente e partecipare attivamente al processo dell’IMRF, e invitiamo gli Stati a stabilire spazi di impegno significativi, anche a livello nazionale, per discutere i progressi su queste priorità con noi. Siamo pronti ad impegnarci con i governi nei mesi che precedono il forum, ed esortiamo i governi ad unirsi a noi nel prendere impegni su queste priorità insieme, prima e durante l’IMRF.

  1. La ripresa dalla pandemia. Incorporare in modo permanente e universale i cambiamenti temporaneamente introdotti da alcune buone pratiche di alcuni Stati in risposta alla pandemia di COVID-19 attraverso misure di emergenza nazionali. Queste sosterrebbero anche lo spirito dei principi guida e degli obiettivi del GCM, affrontando le vulnerabilità istituzionalizzate e persistenti affrontate dai migranti, che sono state esacerbate durante la pandemia.
  2. Affrontare il cambiamento climatico. Affrontare i crescenti impatti del cambiamento climatico come fattori avversi alla migrazione e fonti di vulnerabilità dei migranti; migliorare il sostegno, la protezione e l’assistenza alle persone che migrano nel contesto del cambiamento climatico, e creare nuovi percorsi regolari, flessibili e rispettosi dei diritti adeguati all’ampiezza degli attuali e futuri impatti climatici e ambientali, secondo le linee concordate nel GCM. Tali iniziative dovrebbero pianificare gli impatti a lungo termine del cambiamento climatico, e non solo rispondere alle crisi acute.
  3. Razzismo, xenofobia, questioni di genere. Le violazioni dei diritti basate su razza, xenofobia, sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, sono profondamente radicate nelle politiche e nelle pratiche di migrazione e sono spesso profondamente interconnessi. Tutti questi aspetti dovrebbero essere affrontati a fondo in modo intersezionale e con urgenza.
  4. Diritti dei lavoratori migranti. Come dimostrato drammaticamente sia nella pandemia che nella massiccia crisi che stanno improvvisamente bloccando le economie e lo sviluppo in tutto il mondo, i migranti sono essenziali non solo per il lavoro e i servizi che forniscono alle comunità e ai paesi in cui lavorano, ma anche per i redditi e le rimesse (sociali e finanziarie) che restituiscono alle loro famiglie e comunità, sia nei paesi in cui vivono e nei loro paesi d’origine. I lavoratori migranti sono (e sono sempre stati) lavoratori essenziali, a tutti i livelli di abilità e di salario, e gli Stati e le società sono loro debitori. L’attuazione del GCM dovrebbe promuovere e proteggere i diritti dei lavoratori migranti.
  5. Canali regolari e regolarizzazioni. I percorsi regolari che rispettano i diritti sono una chiave di volta per soluzioni che rafforzano una migrazione sicura, ordinata e regolare, la protezione di tutti i migranti e la ricostruzione dell’occupazione e delle economie. Troppi migranti oggi rimangono limitati nelle loro opzioni per migrare in sicurezza a causa dei vincoli associati alla loro formazione, al livello di competenza e al settore (o ai settori) in cui cercano o gli viene offerto un lavoro, o alla discriminazione legata alla loro origine nazionale, alla razza o al sesso. Gli Stati dovrebbero quindi impegnarsi ad ampliare la disponibilità di percorsi regolari in uno spettro più ampio di settori, e con opzioni più flessibili per rimanere, lasciare e ritornare, per essere raggiunti dai membri della famiglia, e di essere in grado di usare la migrazione per rispondere alle loro situazioni, pericoli e speranze della vita reale.
  6. Protezione alle frontiere. Esprimiamo preoccupazione per il fatto che alcuni Stati hanno utilizzato la “migrazione sicura, ordinata e regolare” come giustificazione per politiche migratorie escludenti, restrittive e incentrate sulla sicurezza nelle regioni di confine, andando contro lo spirito del GCM. Chiediamo la smilitarizzazione delle frontiere contro i migranti, fermando e invertendo l’esternalizzazione delle frontiere, e la decriminalizzazione della migrazione.
  7. Detenzione. Porre immediatamente fine alla detenzione degli immigrati non necessaria o prolungata, come passo verso la fine della detenzione degli immigrati.
  8. Deportazioni e ritorni. Garantire il diritto a un giusto processo e il principio di non respingimento, anche nei casi in cui gli impatti del cambiamento climatico nel paese d’origine presentino un rischio di danno irreparabile, e dare la dovuta considerazione ai legami familiari, compresi i diritti dei bambini. Una maggiore regolamentazione, un monitoraggio indipendente e un controllo sono essenziali per proteggere i diritti e la sicurezza dei rimpatriati.
  9. Bambini nelle migrazioni. Per raggiungere gli obiettivi espliciti degli SDG e gli impegni del GCM: occorre sostenere il diritto di tutti i bambini di accedere alla protezione, chiedere asilo e rimanere e riunirsi con i membri della famiglia; garantire le determinazioni dell’interesse superiore come componente centrale del sistema per tutti i bambini, …, garantire loro la cittadinanza alla nascita.
  10. Accesso ai servizi. Adottare strategie e misure pratiche, compresi firewall efficaci, per permettere ai migranti, indipendentemente dal loro status e nelle situazioni in cui non hanno documenti ufficiali, di accedere ai servizi sanitari pubblici, all’istruzione, ai meccanismi di protezione dei diritti del lavoro e alla giustizia, senza temere la deportazione, …, garantire l’accessibilità ai servizi per i bambini, anche all’educazione della prima infanzia (rif. obiettivo 9.d del GCM)
  11. La voce dei migranti. La capacità delle comunità migranti di organizzarsi e di parlare per i propri interessi è cruciale per ottenere progressi significativi nei diritti dei migranti ed è quindi una precondizione alla realizzazione di tutti gli obiettivi del GCM. Gli Stati dovrebbero coinvolgere proattivamente le voci dei migranti e sostenere le comunità di migranti nell’esercizio del loro potere individuale e collettivo attraverso i loro diritti di libera associazione, riunione, espressione e accesso all’informazione.
  12. L’impegno della società civile. Anche se il GCM stabilisce che deve essere attuato in cooperazione e partenariato con la società civile e con altre parti interessate, i diritti dei gruppi della società civile che lavorano con i migranti o che li assistono (CSO e sindacati legati ai migranti) sono sempre più minacciati. Le CSO alleate ai migranti e i difensori dei diritti umani sono stati criminalizzati per il loro lavoro umanitario o affrontano oneri amministrativi o finanziari onerosi per le nostre operazioni. Questi ostacoli complicano la nostra capacità di svolgere il nostro lavoro, che è cruciale per la realizzazione degli obiettivi del GCM.