Mercoledì scorso è stata lanciata la campagna 070, “Il mondo ha fame. Di sviluppo” , promossa dalle reti AOI, CINI, Link 2007 e FOCSIV, per chiedere al governo e al parlamento di dare più rilevanza alla cooperazione allo sviluppo, con maggiori risorse secondo l’obiettivo delle Nazioni Unite dello 0,7% del reddito nazionale lordo (RNL).

Al lancio sono intervenuti diversi relatori che hanno messo in evidenza le diverse motivazioni per cui l’Italia è chiamata ad impegnarsi nella cooperazione internazionale. La portavoce della Campagna e Presidente FOCSIV, Ivana Borsotto, ha evidenziato come la cooperazione sia una parte qualificante della politica estera. E questo è sempre più evidente a tutti, soprattutto negli ultimi tempi. Le grandi crisi globali, dalla pandemia al cambiamento climatico, dalla crescita delle disuguaglianze dai conflitti alle migrazioni, mostrano chiarissimamente che siamo tutti legati in un unico pianeta. I muri non difendono, semmai producono più tensioni e conflitti. La cooperazione è essenziale per far fronte a problemi strutturali, per ridurre il riscaldamento del pianeta e  per governare le migrazioni riducendo le disuguaglianze. I tempi e gli spazi si sono ridotti. Occorre agire tutti assieme, nessuno si salva da solo. Per governare questi fenomeni è indispensabile più cooperazione tra gli Stati e i popoli. La cooperazione non è un lusso ma una necessità.

In particolare, l’ex premier italiano e presidente della Commissione europea, Romano Prodi, ha ricordato la sua esperienza di come la cooperazione non sia nell’agenda dei nostri politici, auto centrati sui propri elettorati in una visione a corto respiro. Per questo ci vorrebbe un “difensore civico” della cooperazione in parlamento.

 D’altro canto l’aiuto pubblico allo sviluppo ha un ruolo essenziale per sostenere i paesi più poveri, soprattutto le spese sociali, la scuola e la sanità. Investimenti indispensabili per consentire lo sviluppo delle economie locali. Il mercato “magico” non risponde ai diritti e bisogni di questi paesi. E’ fallace pensare che il mercato possa sostituire l’aiuto pubblico allo sviluppo. E’ però necessario dare conto delle spese della cooperazione, dare garanzie che l’aiuto non vada corrotto e per interessi privati. Ci vuole trasparenza ed è importante dare conto dei risultati. Inoltre, l’aiuto non dovrebbe fondarsi su sentimenti temporanei, come ora con il caso del Covid, ma su un programma politico preciso.

In tal senso ci vuole una “cooperazione giusta”, come indicato dal Vescovo Giuseppe Satriano, presidente di Missio. Una cooperazione che valorizza le comunità locali, che mette al centro i più vulnerabili, in grandi strategie per l’amore sociale, come ci insegna l’enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco. La cooperazione è alimentata dalla cultura per la cura che lega il locale con il globale. La cooperazione tra comunità locali è il cuore di nuove relazioni di pace. Allo stesso modo Massimo Pallottino, di Caritas Italiana, ha sottolineato come la motivazione fondamentale debba essere lo spirito di giustizia, perché le crisi che stiamo vivendo sono il frutto di scelte politiche precise. La tecnica non basta a salvarci, ci vogliono valori comuni, relazioni di solidarietà, modelli di sviluppo alternativi.

La co-portavoce di ASViS, Marcella Mallen, e Luca De Fraia per il Forum del Terzo Settore, hanno sostenuto il contributo essenziale della mobilitazione civica, del volontariato e delle organizzazioni della società civile per la cooperazione allo sviluppo sostenibile, per la transizione giusta. E in questo quadro Raoul Tiraboshi per Slow Food, ha parlato della cooperazione con le comunità contadine, per valorizzare i loro saperi, la loro custodia dell’ambiente e delle relazioni sociali, che rispondono a un paradigma culturale diverso di vero partenariato.

Infine si è ricordato come le risorse dell’aiuto pubblico allo sviluppo siano crollate nell’ultimo anno allo 0,22% del RNL. La proposta della legge di bilancio mostra un’inversione di tendenza con uno stanziamento per il prossimo anno di 99 milioni di euro in più. Ma è poca cosa, per questo le reti delle ONG hanno chiesto uno stanziamento speciale di 200 milioni di euro da dedicare agli effetti della pandemia sul tessuto sociale, risorse da spendere per la salute e l’educazione, per riattivare le economie locali. La campagna 070 invierà quindi una lettera ai parlamentari e chiederà un ordine del giorno per discutere una nuova legge di impegno dello 0,7% del RNL per l’aiuto pubblico allo sviluppo.