Quali elementi devono essere presi in considerazione nell’esaminare lo stato di avanzamento dell’Agenda 2030?
La questione è stata discussa nel corso del seminario “La nuova Agenda 2030: una sfida per politiche coerenti e processi di trasformazione verso un mondo sostenibile?”, organizzato da GCAP Italia, in collaborazione con l’Università Roma Tre il 25 settembre scorso, con il contributo di diversi accademici ed esperti, tra cui il professor Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Non si tratta di una questione facile, se si vuole realizzare pienamente il potenziale “trasformativo” degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Il rischio che corriamo è quello di essere semplici “implementatori” dell’Agenda 2030. Questa rappresenta infatti uno strumento importante per promuovere il dialogo politico a tutti i livelli, ma dobbiamo anche riconoscere in essa alcune omissioni, tensioni, contraddizioni.

Come ci ha ricordato Stefano Prato, direttore della Society for International Development (SID) e membro del Coordinamento di GCAP, dobbiamo evitare di trascurare questioni importanti in nome di una visione ristretta del monitoraggio dell’Agenda 2030 compiuta “obiettivo per obiettivo” e basata su un affidamento acritico agli strumenti statistici: la questione dei diritti, spesso – regressivamente – interpretati in termini di “bisogno”; l’idea di disuguaglianza, che corre spesso il rischio di essere intesa come mero sostituto per “povertà”, in questo modo perdendo la capacità di guardare alla società (e all’intero pianeta) nel suo insieme in una prospettiva di giustizia economica; la trasformazione del ruolo dello Stato, in un contesto di sempre più indistinti confini tra interesse pubblico e interesse privato; gli elementi più ampi, collegati ai temi della giustizia nella governance globale.

Dobbiamo evitare la tentazione di “spacchettare” i problemi del pianeta per renderli conformi ad una narrazione semplificata dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo invece affrontare con attenzione direttamente le grandi sfide presenti sul pianeta. Questi elementi di complessità possono essere analizzati prendendo, tra altri esempi, il caso degli accordi tra l’Italia e la Libia sulla gestione dei flussi dei migranti. Una questione estremamente complessa, dove le soluzioni proposte con il solo obiettivo di limitare lo sbarco di migranti sulle coste italiane vengono realizzate mettendo a rischio i diritti delle persone e con una comprensione limitata delle conseguenze a più lungo termine. Quanto “sostenibili” sono queste politiche? Non dovremmo forse applicare l’idea di “coerenza delle politiche” a questo come a molti altri casi concreti? Occorre rendere l’Agenda 2030 uno strumento utile nell’affrontare le grandi sfide del nostro tempo, non un elemento di distrazione rispetto ad esse.