Nella cooperazione internazionale si discute molto del ruolo che i partenariati pubblici-privati possono avere per lo sviluppo sostenibile. Da un lato se ne affermano i benefici nella catalizzazione di risorse per grandi iniziative di sviluppo; dall’altro se ne criticano le procedure e gli effetti perché molte volte non rispondono ai diritti delle popolazioni locali e non ne assicurano un maggiore benessere. Di questo si è discusso lo scorso 9 maggio: la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) ha organizzato  un forum sulle “people-first public private partnerships” (PPPs) con il fine di valorizzare il loro potenziale contributo agli obiettivi di sviluppo sostenibile.Scopo della Commissione annunciato durante il forum è quello di realizzare 500 people-first PPPs.

Il forum, collocato all’interno dell’evento “Scaling up: Meeting the challenges of the UnitedNations 2030 Agenda for Sustainable Development throughPeople-first Public Private Partnership” tenutosi a Ginevra dal 7 al 9 maggio 2018,  è stato incentrato sull’identificazione e realizzazione di efficaci partnership pubblico-privato centrate sullo sviluppo delle popolazioni locali, e sulle modalità di creare collegamenti tra le stesse per migliorare gli impatti in termini sociali ed ambientali.

L’ottica delle people-first partnership è quella di realizzare progetti che apportino congiuntamente sviluppo economico e sociale/ambientale. Per esempio, la costruzione di un’autostrada non deve essere intesa come semplice via di comunicazione, ma deve poter assicurare accesso al mercato alle comunità che prima erano isolate, riducendo contemporaneamente al minimo l’impatto ambientale.

Durante il Forum è stato sottolineato che nel passato, le PPPs sono state utilizzate come mezzo per realizzare progetti o servizi in cui non si includevano obiettivi più ampi come lo sradicamento della povertà. Nel momento in cui le PPPs iniziano ad essere utilizzate da organizzazioni di sviluppo per l’implementazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, sorgono spontanei alcuni dubbi riguardo alla loro appropriatezza.Durante il Forum, infatti, si è discusso di alcune sfide che potrebbero derivare dall’uso delle PPPs, come i costi di transazione nell’accesso alle informazioni, la replicabilità dei progetti e ilcapacity building con risorse finanziarie limitate. Si è inoltre discusso dei principi che dovrebbero essere alla base dei progetti infrastrutturali, come requisiti e procedure eque e trasparenti; metodi per implementare standard esistenti come l’approccio Tolleranza Zero alla corruzione nelle partnership pubblico-privato; strategie per il settore privato su come garantire uguaglianza di genere ed empowerment femminile.

Durante la sessione plenaria sui progetti infrastrutturali che interessano confini di stati diversi, con focus sull’iniziativa Belt and Road (B&R) della Cina, si è discusso del piano di lavoro ideato per assicurare una maggiore cooperazione nella capacity building delle PPPs.  Come parte del piano di lavoro, è stato incluso un dialogo politico, articolato su 5 diversi aspetti: 1) la promozione di procedure eque, trasparenti e sostenibili 2) l’introduzione di standard comuni ed approcci armonizzati per lo sviluppo ed implementazione di progetti 3) la negoziazione di una equa allocazione dei rischi 4) la  maggioresostenibilità dei progetti 5) la valorizzazione del ruolo femminile nelle people-first partnership.

La sessione plenaria del Forum si è concentrata sui precedenti 5 punti, cercando di trovare potenziali risposte alle modalità in cui la cooperazione tra i paesi coinvolti dal B&R possa generare best practice nelle gare di appalto.

Rappresentanti di 33 Paesi con 60 casi studio hanno partecipato alla discussione, descrivendo ciascun  progetto di PPP, dimostrando a quale SDGs si riferisse, il suo impatto economico e sociale, la sua replicabilità e l’inclusione di varie categorie di stakeholders.

Nel prossimo periodo, un team di esperti lavorerà sulla costituzione di una metodologia per valutare le people-first PPPs. La proposta è quella di includere 5 condizioni che devono essere soddisfatte per far sì che una PPP possa essere considerata people-first : 1) garantire accesso a tutti e giustizia sociale 2) resilienza e ambiente 3) efficacia economica 4) replicabilità 5)coinvolgimento di altri portatori di interesse.

Nel corso degli ultimi anni, l’UNECE ha esplorato il potenziale contributo delle PPPs all’Agenda 2030 e ha precedentemente pubblicato delle linee guida sulla giusta governance nelle PPPs. https://www.unece.org/fileadmin/DAM/ceci/publications/ppp.pdf