Uno dei temi rilevanti seguiti dal progetto Volti delle Migrazioni, di cui GCAP Italia è partner italiano tramite FOCSIV, è quello relativo al rapporto tra cambiamento climatico e migrazioni. In questo quadro pubblichiamo la presentazione di un recente documento del Mixed Migration Center sul tema: Eventi legati al clima e ruoli dei fattori di stress ambientale nel guidare la migrazione in Africa occidentale e settentrionale.

Qui si può scaricare il documento completo.

Questo documento inizia con una breve rassegna della letteratura sullo stato dell’arte sui cambiamenti ambientali e sui risultati della migrazione. L’analisi di fonti secondarie suggerisce che lo spostamento interno e l’immobilità involontaria, piuttosto che i movimenti transfrontalieri, sono i risultati più probabili della migrazione derivanti dall’impatto dei cambiamenti climatici sui fattori ambientali.

Successivamente, il documento utilizza i dati del progetto di raccolta dati di punta del Mixed Migration Centre (MMC), denominato 4Mi, per ottenere informazioni su come alcune persone che attraversano i confini internazionali – quelli sfollati forzatamente e quelli che intraprendono forme più “volontarie” di movimento – percepiscono i fattori ambientali come fattori di stress diretti o indiretti all’interno del loro processo decisionale di movimento.

L’analisi dei dati 4Mi raccolti in Africa occidentale e settentrionale, concentrandosi sui movimenti transfrontalieri, ha evidenziato che il cambiamento climatico è spesso un fattore di fondo e un moltiplicatore di stress/vulnerabilità, in particolare in aree geografiche dove i mezzi di sussistenza e le economie sono già fragili. Considerando le regioni di origine e il genere, si è registrato come le questioni ambientali giochino un ruolo importante nelle decisioni dei rifugiati e dei migranti di migrare più spesso in relazione a fattori economici piuttosto che alla loro diretta sopravvivenza o alle condizioni di vita. D’altra parte, nelle comunità rurali dove le economie dipendono dall’agricoltura e dalle condizioni meteorologiche, la relazione tra i fattori di stress ambientale e la sopravvivenza non può essere sottovalutata. Secondo i dati di 4mi dati, esistono differenze chiave tra i paesi dell’Africa centrale e quella saheliana per quanto riguarda il tipo di catastrofi naturali e di problemi ambientali che hanno un impatto sulla mobilità, evidenziando la necessità di adottare risposte specifiche al contesto.

Il documento sottolinea che la mobilità per le famiglie e le persone può essere sia un segno positivo o di adattamento, sia una decisione negativa di ultima istanza. Allo stesso modo, l’immobilità può essere sia un segno di capacità di adattamento positivo per rimanere sul posto, o di disperazione ed estrema vulnerabilità. Ognuno di questi risultati suggerisce diverse risposte programmatiche mirate. Gli interventi politici dovrebbero concentrarsi su come evitare l’immobilità forzata e la mobilità forzata, consentendo sia l’immobilità volontaria che la mobilità volontaria come risultati desiderabili di un adattamento riuscito.

Dal punto di vista delle politiche si indica la necessità di intervenire con investimenti per migliorare l’adattamento (mobilità e immobilità volontaria) e la resilienza delle comunità; più fondi per la pianificazione urbana in considerazione delle migrazioni dalla campagna e della necessità di migliorare la capacità di adattamento delle città; la facilitazione delle migrazioni transfrontaliere circolari e no, in modo che siano sicure e adattive.