Nel quadro del progetto Volti delle Migrazioni, di cui GCAP Italia attraverso FOCSIV è partner, diffondiamo questa richiesta di aiuto che proviene direttamente dai migranti in Libia, che da ottobre manifestano a Tripoli per la loro libertà. Si vedano anche:

Daily Update | Refugees in Libya

Libia, Unhcr e il dramma dei migranti | Rivista Africa (africarivista.it)

Il nostro manifesto politico

Siamo rifugiati e viviamo in Libia.

Veniamo da Sud Sudan, Sierra Leone, Ciad, Uganda, Congo, Ruanda, Burundi, Somalia, Eritrea, Etiopia e Sudan. Fuggiamo da guerre civili, persecuzioni, cambiamenti climatici e povertà nei nostri paesi d’origine. Siamo stati tutti spinti da circostanze al di là della sopportazione umana.

Volevamo raggiungere l’Europa cercando una seconda possibilità per le nostre vite e quindi siamo arrivati in Libia. Qui siamo diventati la forza lavoro nascosta dell’economia libica:  costruiamo case libiche, ripariamo e laviamo auto libiche, coltiviamo e piantiamo frutta e verdura per i contadini libici e le tavole libiche, montiamo satelliti sui tetti alti per gli schermi libici ecc. 

Apparentemente questo non è abbastanza per le autorità libiche. La nostra forza lavoro non è sufficiente. Vogliono il pieno controllo dei nostri corpi e della nostra dignità. Quello che abbiamo trovato al nostro arrivo è stato un incubo fatto di torture, stupri, estorsioni, detenzioni arbitrarie… abbiamo subito ogni possibile e inimmaginabile violazione dei diritti umani.

Non solo una volta.

Siamo stati intercettati con la forza in mare dalla cosiddetta guardia costiera libica – finanziata dalle autorità italiane ed europee – e poi riportati in prigioni e campi di concentramento disumani. Alcuni di noi hanno dovuto ripetere questo ciclo di umiliazioni due, tre, cinque, fino a dieci volte.

Abbiamo cercato di alzare la voce e di diffondere le nostre storie. Le abbiamo raccontate alle istituzioni, ai politici, ai giornalisti, ma a parte pochissimi interessati, le nostre storie sono rimaste inascoltate. Siamo stati volutamente messi a tacere.

Ma ora non più.

Dal 1° ottobre 2021, giorno in cui la polizia e le forze militari libiche sono venute nelle nostre case nel quartiere di Gargaresh e hanno intrapreso contro di noi spietate incursioni di massa. Migliaia di persone sono state arbitrariamente arrestate e detenute in campi di concentramento disumani.

Il giorno dopo, ci siamo riuniti alla sede dell’UNHCR. Qui abbiamo capito che non avevamo altra scelta che iniziare ad organizzarci.

Abbiamo alzato la nostra voce e quella dei rifugiati senza voce che sono stati costantemente messi a tacere. Non possiamo continuare a rimanere in silenzio mentre nessuno difende noi e i nostri diritti.

Ora siamo qui per rivendicare i nostri diritti e cercare protezione in paesi sicuri.

Perciò chiediamo ora con le nostre voci:

  • Evacuazioni verso terre sicure dove i nostri diritti saranno protetti e rispettati.
  • Giustizia e uguaglianza tra i rifugiati e i richiedenti asilo che sono registrati presso l’UNHCR in Libia.
  • L’abolizione dei finanziamenti alle guardie costiere libiche che hanno costantemente e forzatamente intercettato i rifugiati che fuggono dall’inferno libico e li hanno portati in Libia dove li colpiscono tutte le atrocità.
  • La chiusura di tutti i centri di detenzione in tutta la Libia, che sono interamente finanziati dalle autorità italiane e dell’Unione Europea.
  • Le autorità dovrebbero consegnare alla giustizia i colpevoli che hanno sparato e ucciso i nostri fratelli e sorelle sia dentro che fuori i centri di detenzione.
  • Che le autorità libiche smettano di detenere arbitrariamente le persone, detenzioni che preoccupano l’ufficio dell’UNHCR.
  • Chiedere alla Libia di firmare e ratificare la convenzione sui rifugiati di Ginevra del 1951.

Se tu e/o la tua organizzazione siete d’accordo, per favore firmate il nostro Manifesto qui sotto. Manifesto | Refugees in Libya